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28 settembre 2011
MONDO IN PERICOLO
 Noi non viviamo in un tempo come un altro, in cui ognuno può prendersi il lusso di dedicarsi soltanto alle sue cose personali, al suo lavoro e ai suoi interessi particolari, perché tanto “il mondo va avanti lo stesso”. Il mondo ora sta correndo un pericolo e se nessuno fa niente non dico che finirà, ma certamente non andrà più avanti come prima. Il pericolo si chiama Stati Uniti d’America: tale federazione - in realtà un Paese unico e monolitico - è sul punto di ottenere il dominio planetario e questo è un pericolo perché gli USA non vogliono comandare il mondo allo scopo di governarlo, ma allo scopo di sfruttarlo. Gli USA non sono una riedizione dell’Impero Romano, come pure vogliono fare credere con la falsa modestia d’obbligo. Lo fossero qualcuno li potrebbe anche accettare, ma non lo sono: i Romani assoggettarono sì il mondo con la forza ma poi lo governarono, gli diedero cioè qualcosa in cambio, una amministrazione, degli ordinamenti, delle città edificate, delle infrastrutture (ad esempio 85.000 chilometri di strade, quasi tutte in contrade che non le avevano mai viste prima); agli Americani invece gli altri popoli interessano solo come fornitori di materie prime e di manodopera, come schiavi. Eventualmente come consumatori. Il problema è che la gente non si rende conto del pericolo. Non se ne rende conto perché gli USA sono un Paese singolare, di un tipo unico nel suo genere e che non si era mai visto prima; non se ne rende conto perché gli USA, nonostante la notorietà e l’abbondanza delle informazioni, della cronaca e anche dei contatti diretti, sono in verità degli sconosciuti. C’è quindi un compito impellente in questi tempi per gli uomini all’altezza e di buona volontà: contribuire a colmare questa lacuna, informare la gente sulla vera natura degli Stati Uniti. Gli USA non sono un argomento semplice. Del resto lo fosse stato non saremmo qui a parlarne ora. Gli USA innanzitutto sono un sistema, dove tutte le sue manifestazioni sono collegate e interdipendenti: non si può veramente capirne un solo aspetto se non si ha capito il tutto. Il fatto poi che questi aspetti siano tutti negativi, alcuni addirittura micidiali (le vittime delle guerre e delle repressioni per procura, che sono decine di milioni), aggrava l’inconveniente perché la gente stenta a credere a una negatività così completa: sembra pregiudizio.
Quindi gli USA presentano una difficoltà davvero singolare: la costante dicotomia fra ciò che dicono di essere e di fare e ciò che invece effettivamente sono e fanno. Sono un Paese che sembra preda di una ipocrisia congenita e profondissima, si direbbe patologica, dove i fatti contraddicono costantemente le parole e dove la pratica sconfessa sistematicamente la teoria. Le nobili parole della Dichiarazione di Indipendenza nascondevano la ribellione dei grandi mercanti Puritani del New England nei confronti della Corona inglese che li aveva tagliati fuori dal mercato della Cina per favorire la East India Company di Londra. La Costituzione del 1787 cominciava con le parole WE THE PEOPLE così in maiuscolo ma stabiliva un sistema oligarchico basato sul danaro così ferreo da essere arrivato da allora sino ad oggi assolutamente inalterato. La libertà di stampa e di espressione così decantata e vantata dagli americani è cosa campata per aria, sterile: si può stampare e dire ciò che si vuole a patto che ciò non arrivi davvero al pubblico. Come con gli oppositori: anche se pacifici, possono esistere se non mettono in pericolo davvero il sistema, altrimenti sono incarcerati con pretesti, perseguitati nella vita o anche uccisi dall’FBI per strada. Teoricamente ci possono essere tutti i partiti politici, e difatti ce ne sono attualmente 29 negli USA, compreso un Communist Party USA, ma di fatto per il meccanismo dei finanziamenti e delle liste se ne possono affermare solo due, quelli infatti sulla ribalta da sempre, il Democratico e il Repubblicano, che oltretutto sono un partito solo, o le due facce della medesima medaglia. La politica estera americana è sempre stata un campionario di belle intenzioni e di roboanti slogan dietro cui stavano costantemente obiettivi addirittura sordidi. Si potrebbe continuare per pagine. Gli USA sono dunque un argomento complesso e difficile. Ma se si vuole fare qualcosa per il mondo, sì qualcosa per il mondo, questa è una occasione. Il tempo e le energie che si dedicano alla diffusione della comprensione degli USA non sono buttati via.

John Kleeves

(http://www.rivoltaonline.org/Usa.htm)


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28 settembre 2011
ITALIA, UNA VOLPE NELLA TAGLIOLA

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ITALIA, UNA PENISOLA INCULATA DAGLI USA

Il degrado materiale e morale italiano è stimolato dal  governo di Roma“ con la sua inefficienza burocratica, il suo banditismo politico, la sua censura mediale, la sua persecuzione giudiziaria, la sua repressione poliziesca, la sua iniquità fiscale, le sue svendite di patrimoni nazionali agli stranieri.

A nord impazzano fascisti e razzisti leghisti con le loro squadracce assassine e i barbari governano intere regioni distruggendo le economie locali ed il territorio, stimolando le parti più degeneri

Il Sud invece è marcio, e su di esso si è stretta la trappola americana. Verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, gli USA sicuri della presa dell’Italia già pensavano a come tenerla sotto il tallone dopo. Venivano da una lunga esperienza neo coloniale, iniziata nell’Ottocento in America Latina ed Estremo Oriente. Si trattava di trovare un’intesa con i ricchi locali e spartirsi con loro le ricchezze del luogo a danno di tutto il resto della popolazione. I grandi ricchi sono potenti perché possono corrompere e ricattare i politici oltre che finanziarli, possono controllare i media, manovrare in modo da formare governi fantoccio, salvando le apparenze e senza mantenere costose truppe di occupazione.

Per aiutare i ricchi locali a tiranneggiare e derubare il popolo ci sono la CIA e il Pentagono: si fa public relations, propaganda, corruzioni, infiltrazioni, approcci di quadri militari e di polizia, inquinamenti di campagne elettorali, brogli; all’occorrenza possono essere eseguiti omicidi, attentati, anche colpi di Stato. Il Clero locale, qualunque sia il tipo di religione, va portato ad accettare la situazione tramite vantaggi economici e di altro genere. Se è presente una criminalità organizzata locale essa è da proteggere e coltivare, perché naturale alleata di un sistema fatto, nella sostanza, di rapine individuali interne ed estere. Va attentamente considerata da specialisti la psicologia, la cultura, dei locali : si tratta all’ultimo di trovare a più livelli collaborazionismo, cioè tradimento, e la predisposizione è importante ; ed è meglio se i locali tendono all’ingenuità, perché così li si inganna più facilmente, e se poi si credono anche furbi ecco un’altra leva.

 

Perché gli USA hanno puntato sul sud.

Gli americani con l’Italia decisero questa strategia, una strategia di ampio respiro, lungimirante, in verità brillante assai, acuta. Per quanto mi risulta essa viene esposta qui da me per la prima volta, dopo 58 anni ; ne ho fatto accenni in alcuni articoli pubblicati nel 2000 sul mensile Orion, mentre la base del ragionamento si trova nel mio libro “ Vecchi Trucchi “ (Ed. Il Cerchio, Rimini, 1991 ) al capitolo “ La strategia della droga “. Era pacifica la collusione coi grandi ricchi italiani, che sono persone e dinastie in carne e ossa ma che qui sono chiamate anonimamente “ grande capitale “ o “ poteri forti “. Era pacifica anche l’intesa col Vaticano, che stava girando loro tramite il monsignor Montini della Segreteria di Stato informazioni e mappe provenienti dalla nunziatura di Tokio che sarebbero servite per i bombardamenti al Napalm della città del febbraio-marzo 1945, esitati in 300.000 morti bruciati. Poi stabilirono - ecco l’idea davvero brillante - che il Paese andava controllato facendo leva sul Sud, perché psicologicamente e culturalmente adatto, anzi adattissimo. Il Nord si prestava molto meno - al di fuori dei suoi grandi ricchi intendo - ma appunto poteva essere impastoiato dal Sud. Bisognava però prima controllare con sicurezza il Sud : l’influenza politica ed economica che si poteva esercitare qui una volta presa militarmente l’Italia poteva non bastare, quantomeno sarebbe sbiadita col tempo ; occorreva un elemento locale stabile su cui contare. C’era la Mafia siciliana. Era stata quasi annientata dal Fascismo, ma poteva essere rivitalizzata e portata dalla propria parte. Come ?

 

Droga e politica estera.

Per capirlo bisogna fare un passo indietro. Riguarda l’uso della droga in politica estera. Cominciarono gli inglesi nell’Ottocento, con la Cina. Controllavano l’India, volevano le merci cinesi per niente ( il tè, le stoffe, le “ cineserie “ ), conoscevano la debolezza dei cinesi verso l’oppio. Allora piantarono il papavero nel Bengala e girarono l’oppio ai cinesi in cambio delle loro merci : risultato netto, merci cinesi gratis. L’importazione e il concomitante contrabbando di oppio in Cina era curato da alcune società commerciali fra cui spiccavano la Jardine & Matheson, ancora esistente, e la Dent & Co. Le missioni Protestanti e Cattoliche in Cina favorivano il traffico, anche abbastanza apertamente : la demolizione del vecchio serviva per l’edificazione del nuovo, dicevano. Il governo imperiale cinese cercò di opporsi alle importazioni di oppio, che sfasciavano la sua società ( gli eroinomani si moltiplicavano, sarebbero arrivati a 40 milioni nel 1946 ; uscivano fiumi di buone merci in cambio di fumo; dilagava la corruzione, l’immoralità, l’ottundimento psichico ), ma la Corona inglese le impose con le armi attraverso due guerre di aggressione, appunto dette le Guerre dell’Oppio ( 1839-1842 e 1856-1860 ).

Bene, il fatto è che gli americani impararono il sistema : assieme alle società commerciali inglesi che smerciavano oppio in Cina ve ne erano anche alcune americane, come la Russell & Co., le quali escluse dal Bengala reperivano l’oppio in Turchia ( tanto che i cinesi credevano che la Turchia fosse uno Stato USA, come la Virginia;  non erano tanto lontani dal vero, e oggi si vede ). Arrivato il loro momento in Cina, anch’essi usarono la leva della droga : il massimo finanziatore locale del governo fantoccio degli USA in Cina, cioè del governo di Chang Kai-shek, era la Mafia di Shangai, che smerciava oppio o eroina dello Yunnan, e loro la protessero da altre concorrenze in patria e la inserirono nel grande circuito internazionale. Fecero questa ultima cosa attraverso Cosa Nostra, la Mafia americana di origini siciliane : Cosa Nostra infatti distribuiva negli USA eroina del Shangai Cartel. I grandi vertici degli organismi interessati - Chang Kai-shek, Shangai Cartel, Cosa Nostra, Washington - erano al corrente dell’accomodamento, che così funzionava sul piano strategico al di là del normale gioco di guardie e ladri che doveva andare avanti, andare avanti solo ai livelli più bassi si intende, giusto colpendo ogni tanto anche qualche boss ( ma non il “ boss, persona difatti che di volta in volta è sempre rimasta sconosciuta ).

 

Resurrezione e aggancio della Mafia.

Con ciò siamo al periodo della Seconda Guerra Mondiale ed è pronta la soluzione al problema della rivitalizzazione e della cooptazione della Mafia siciliana : approfittare delle operazioni belliche per portarla nell’orbita di Cosa Nostra. Anche per questo, oltre che perché bisognava COMINCIARE DAL SUD, fu scelto di SBARCARE IN SICILIA : si poteva anche sbarcare a Ostia, e fare prima. Il boss di secondo piano di Cosa Nostra Lucky Luciano

Salvatore Lucania o Luciania ), che smerciava eroina del Shangai Cartel e che allora si trovava in carcere per sfruttamento della prostituzione, fu fatto comunicare prima dello sbarco con uno degli ultimi boss mafiosi siciliani di spicco rimasti, don Calò ( Calogero Vizzini ) ; il messaggio era : i “ liberatori “ metteranno la Mafia sul trono. Quindi dopo lo sbarco capitarono le cose che sanno tutti : gli americani piazzarono mafiosi e aspiranti mafiosi in tutte le amministrazioni civili provvisorie ( don Calò e Genco Russo furono nominati sindaci delle città capoluogo dei loro “ territori “ ), di dove quelli potevano gestire gli aiuti alla popolazione civile ; ai mafiosi fu anche permesso di “ rubare “ merci dai magazzini militari in modo che si impadronissero del mercato nero e del contrabbando delle sigarette americane, che erano additivate per accelerare la dipendenza ; comparve per iniziativa degli americani l’eroina, che poi fu propinata gratis agli scugnizzi napoletani, dei ragazzini e dei bambini, allo scopo di renderli dipendenti e farne degli spacciatori. L’AVANZATA ANGLOAMERICANA DAL SUD AL NORD FU COSI’ LENTA PER PERMETTERE IL CONSOLIDAMENTO DELLA

MAFIA TRAMITE SITUAZIONI IMPOSSIBILI A GUERRA CONCLUSA. Poi, con la scusa della espulsione di elementi indesiderati, gli USA dal 1946 al 1948 trapiantarono in Italia 200 elementi di Cosa Nostra, tutti di buona caratura, fra i quali difatti anche Lucky Luciano, liberato anzitempo per “ meriti resi agli Stati Uniti “ recita il certificato. Gli americani dissero di aver ricercato la collaborazione della Mafia per ottenere un aiuto da dietro le linee per lo sbarco :  uale aiuto, erano quattro topi di campagna con la doppietta, quattro scassapagghiari, e c’era già tutta la popolazione siciliana ansiosa di passare sotto gli Stati

Uniti, e vedi per questo l’attività di Finocchiaro Aprile. Invece, la Mafia era ricostituita, potenziata e resa dipendente da Cosa Nostra. La dipendenza era assicurata dal traffico di eroina, cui la Mafia era inserita da Cosa Nostra ; in sé e per sé non rappresentava un giro di affari enorme, ma bisogna considerare che era la porta per tutte le altre attività, traffico di armi, contrabbando, prostituzione, edilizia, racket, usura, eccetera. E dietro Cosa Nostra c’era - c’è - il governo degli Stati Uniti.

 

Creazione della Regione Autonoma Sicilia.

Non bastava. Per garantire la Mafia siciliana da persecuzioni dello Stato italiano gli USA nel dopoguerra imposero di creare la “ Regione Autonoma Sicilia “. Una regione autonoma con uno statuto strano : la Sicilia non versa una lira nelle casse dello Stato italiano, ma questo deve pagare per la sua presenza nell’isola, per l’ordine pubblico, il funzionamento della giustizia, la burocrazia, le spese per la sanità pubblica ( queste sostenute dallo Stato italiano per il 63% e non per il 100% come negli altri casi ) e così via. Quale era lo scopo ?

Creare un surplus finanziario per la classe dirigente siciliana, pagato all’ultimo da tutti gli altri contribuenti italiani, la quale nel suo complesso - e cioè fatte salve le solite eccezioni – in cambio avrebbe lasciato prosperare la Mafia. Così avvenne, così avviene. Ecco perché la Mafia è invincibile : la Mafia è una questione di politica internazionale, che ci sarà in Italia sinchè ci saranno gli Stati Uniti ; è come se la sua esistenza fosse stata prevista in una delle clausole segrete allegate al trattato di resa dell’Italia, una di quelle clausole mai rivelate.  Eroici, sì davvero, ma anche ingenui quegli uomini - poliziotti, carabinieri, magistrati - che muoiono lottando contro la Mafia, o che anche solo si rovinano la carriera ( come, pare, il capitano Ultimo che catturò Riina ).

 

Estensione della Mafia in tutto il Sud.

La posizione di leadership del governo statunitense nel traffico internazionale di eroina si rafforzò enormemente, divenendo assolutamente dominante, a partire dal 1949. Allora finì la guerra civile cinese fra Chang Kai-shek e Mao Tze-tung. Finì con la vittoria di Mao, ma gli USA nella immensa sconfitta ( la perdita della Cina, niente meno ) ebbero i riflessi per un’idea - al solito - brillante : il grosso dell’esercito battuto di Chang - il Kuomintang Army – lo fecero riparare a Formosa ( ora la famigerata Taiwan ), ma dei reparti, per un totale sembra

di 2.500 uomini, ma forse 5.000, li fecero espatriare in una zona montagnosa e oltremodo impervia nel nord dell’Indocina, zona che orograficamente occupa gli angoli di tre nazioni diverse, la Birmania, la Thailandia e il Laos : era il Triangolo d’Oro, dove assieme allo Yunnan era coltivato il papavero per il mercato cinese. Lo scopo era di appropriarsi delle piantagioni e di potenziarle. Come accadde : gli uomini del Kuomintang, sempre assistiti da CIA e Pentagono, sottomisero facilmente le selvatiche tribù locali - gli Shan, i Meo, i Mong, altre - e portarono il Triangolo d’Oro ad essere quello che è da alcune decine d’anni: il massimo produttore mondiale di oppio, cioè di eroina ( nel frattempo il governo cinese aveva distrutto interamente le piantagioni dello Yunnan ; quelle inglesi del Bengala sono state distrutte dal governo indiano : non sono come quello americano, loro sono dei governi onesti ). Il Triangolo d’Oro è ancora controllato dal Kuomintang, che ha fatto etnia con i locali e che ancora prende ordini da Washington ; sino a qualche anno fa il suo capo era certo Kun Sha, che con la scusa dell’indipendenza degli Shan compiva azioni terroristiche contro la Birmania, che ha un governo inviso agli USA ( perché non gli fa sfruttare il suo Paese ).

Quindi negli anni Sessanta, e a partire esattamente dalla presidenza Kennedy, gli USA estesero il loro controllo politico a tutta l’America del Sud la quale è - chi non lo sa - l’unicaproduttrice di cocaina. Era fatto l’en plein : gli USA controllavano il massimo produttore mondiale di eroina, il Triangolo d’Oro, e l’unico produttore mondiale di cocaina, l’America del Sud. Inoltre, e non a caso, come altri produttori di eroina nel tempo sono rimasti solo Paesi controllati politicamente dagli USA : Turchia, Pakistan, Afghanistan. Un monopolio. Controllando la produzione gli USA controllano la distribuzione primaria, che avviene difatti

tramite Cosa Nostra, e questa controlla la distribuzione secondaria, affidandola a varie organizzazioni criminali qua e là nel mondo, quelle scelte dal governo USA fra chi gli fa comodo. Al solito, i veri vertici delle varie organizzazioni interessate sono al corrente della situazione, e così la catena di comando, a livello strategico, è stabilita. Il riciclaggio del danaro della droga è effettuato da banche e istituti finanziari americani, ed esteri collegati, in modo che il grosso dei proventi finanziari dell’intero traffico mondiale vada negli USA (vedi Penny Lernoux, “ In Banks We Trust “, Anchor Press-Doubleday, New York 1984 ). Il tutto è protetto da CIA ed FBI. La Piovra è Washington.

In Italia la Mafia siciliana ha fatto nel tempo il suo dovere. Protetta, ha prosperato ed ha coinvolto uomini politici, anche nazionali ( perché ha denaro e il denaro conquista il politico).

Quando il governo USA ha ottenuto il controllo anche della cocaina il giro di Cosa Nostra è aumentato enormemente, e di conseguenza è aumentato anche quello della Mafia, la quale a sua volta a partire dagli anni Settanta ha coinvolto le altre organizzazioni criminali del Sud, la Camorra, la Ndrangheta, la Sacra Corona Unita, col risultato di controllare tutta la politica del Sud ( salvo le eccezioni che non si negano a nessuno ) e da lì di influenzare, di inquinare, di degradare quella nazionale, che così si presenta nel Nord con la faccia del “ governo di Roma “. Ecco la tagliola americana : stringe al Sud.

Il secessionismo del Nord.

Ora può essere affrontato con cognizione di causa il tema del secessionismo del Nord. Condannarlo d’acchito, d’istinto, è poco intelligente : ha dei motivi oggettivi, quelli visti. Il Nord

sta pensando di scegliere se fare la fine del Sud, farsi contaminare dalla cancrena, o cercare una via d’uscita, per quanto dolorosa come quella della volpe. Questo sta pensando, nella mia interpretazione delle cose. Il secessionismo settentrionale non è che una reazione alla presa americana sull’Italia, una sua conseguenza. Le rimostranze del Sud, che rinfaccia al Nord di volersi separare solo perché lui è ricco e il Sud è povero, sono fuori luogo. E’ il Sud ad avere la responsabilità oggettiva della situazione e nell’ambito, in particolare, la Sicilia.

Il Sud si lascia manipolare, non reagisce all’inquinamento e anche alla miseria portate dalla Mafia e dalle altre criminalità organizzate locali, tollera qualunque incapacità e illegalità dei suoi politici e dei suoi amministratori locali, manda a Roma e nella burocrazia statale, a tutti i livelli, degli elementi troppo, troppo spesso negativi, che remano contro il vero interesse nazionale, che inceppano e degradano tutto. Accetta una situazione che danneggia lui per primo e più di tutti, vedi la sua miseria, il suo tasso di disoccupazione anche al 30%. La parte sana e capace del Sud, che pure esiste con non irrilevante consistenza numerica, non trova le motivazioni per ribellarsi alla situazione, non riesce a imporre la decenza civile. E così la Nazione affonda.

 

Era forse meglio perdere subito la Sicilia?

C’è da chiedersi se non fosse stato meglio che a suo tempo il Movimento Separatista Siciliano avesse avuto successo, e la Sicilia fosse diventata effettivamente il 49° Stato americano ( precedendo Alaska e Hawaii, fatti Stati nel 1959 ) ; il resto del Paese, senza Mafia e protetto da un confine sullo Stretto, sarebbe stato meno permeabile alle influenze dell’occupante, sarebbe stato come Germania e Giappone adesso. Ma gli americani non furono così sciocchi da accontentare i Separatisti : loro volevano tutto il Paese. E ora il dilemma è diventato se lasciare al suo destino - non solo la Sicilia - ma tutta quanta la parte peninsulare del Paese, dalla linea Magra-Rubicone in giù. Il problema dell’Italia sono gli americani in casa. Non ci fossero, e ci fosse così un governo nazionale genuino, dove emergono le forze e gli uomini che fisiologicamente nel Paese devono emergere, ogni cosa sarebbe risolta in sei mesi : tanto occorre, ad un governo che lo voglia, eliminare Mafia e collegati, e quindi sanare il Sud e rimettere tutto il Paese in carreggiata. Ma ci sono, e il Paese tutto intero, e cioè configurato così com’è adesso, non riesce a difendersene.

 

20/02/2001 John Kleeves

 


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